Le regole fondamentali per proteggere la pelle e non rallentare i risultati del trattamento
Le regole fondamentali per proteggere la pelle e non rallentare i risultati del trattamento
Decidere di cancellare un tatuaggio è un percorso che richiede tempo, costanza e un pizzico di strategia. Una delle preoccupazioni più comuni, infatti, non riguarda tanto la seduta in sé, quanto la gestione della vita quotidiana subito dopo: “posso continuare ad allenarmi?“, “cosa succede se vado al mare?“
Conciliare il percorso di rimozione laser con uno stile di vita attivo e con i mesi estivi è assolutamente possibile, ma richiede la conoscenza di alcune regole biologiche fondamentali per evitare di rovinare la pelle o di rallentare i risultati
Praticare attività fisica fa bene, ma nelle prime 48-72 ore successive a una seduta laser per la rimozione di un tatuaggio è caldamente consigliato tirare il freno a mano. Il motivo è puramente fisiologico
La pelle trattata dal laser subisce una temporanea alterazione della melanina. Esporre la zona ai raggi solari diretti senza un'adeguata schermatura significa esporsi al rischio concreto di iperpigmentazione (la comparsa di macchie scure sulla pelle) o ipopigmentazione (macchie chiare dove la pelle fatica a riprendere il suo colore naturale). Questi esiti possono diventare permanenti o allungare di molto i tempi del percorso terapeutico
L'acqua del mare (ricca di sale e microrganismi) e l'acqua della piscina (trattata con cloro) sono agenti fortemente irritanti per una cute che sta affrontando un processo di rigenerazione. Fino a quando la pelle non è perfettamente integra e tornata alla normalità, i bagni vanno evitati per scongiurare il rischio di infezioni o ritardi nella cicatrizzazione
Per gestire al meglio il trattamento durante la bella stagione o se si è sportivi professionisti, basta seguire una pianificazione temporale rigorosa:
I dubbi di chi vuole rimuovere un tatuaggio
In genere è necessario attendere almeno 10-14 giorni, o comunque fino a quando la cute non è tornata perfettamente integra, liscia e priva di qualsiasi rossore o sensibilità. L’acqua salata e il cloro sono agenti fortemente irritanti che, su una pelle ancora in fase di guarigione, possono provocare bruciori intensi e aumentare il rischio di infezioni batteriche.
È preferibile evitare. Anche se il cerotto protegge la zona dallo sfregamento dei vestiti, non impedisce l’aumento della temperatura corporea e la naturale produzione di sudore. Coprendo la zona, il sudore rimarrebbe intrappolato sotto la benda, creando un ambiente caldo-umido ideale per la proliferazione dei batteri. Molto meglio concedersi 3 giorni di riposo totale dallo sport.
Il rischio principale è la comparsa di discromie cutanee, ovvero macchie scure (iperpigmentazione) o chiare (ipopigmentazione) che possono diventare difficili da eliminare. Inoltre, poiché il laser genera già un forte calore profondo, l’aggiunta dei raggi UV su una pelle temporaneamente priva delle sue difese naturali può causare vere e proprie scottature, con la formazione di fastidiose vesciche.
Non è una regola fissa, dipende tutto dalla posizione del tatuaggio e dalle proprie abitudini. Se il disegno si trova in una zona sempre coperta dagli indumenti (come la schiena o il costato) e non si ha in programma una vacanza al mare, si può continuare il ciclo. Se invece il tatuaggio è molto esposto (come su mani, braccia o collo) o se non si vuole rinunciare alla tintarella, la scelta più sicura è mettere in pausa le sedute nei mesi caldi e riprendere in autunno.
No, ed è un divieto importante. Le lampade solari danneggiano la pelle esattamente come il sole estivo. Le creme autoabbronzanti, invece, depositano sulla superficie della pelle dei pigmenti chimici che potrebbero ingannare il raggio laser durante la seduta successiva, alterandone l’efficacia o surriscaldando la cute circostante. La pelle deve essere nel suo stato più naturale e chiaro possibile.